Hai un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato e vuoi aprire una Partita IVA?
Una delle prime domande è quasi sempre:
“Devo pagare l’INPS due volte?”
La risposta è: dipende dall’attività svolta con la Partita IVA e dalla gestione previdenziale applicabile.
Non esiste infatti una regola generale secondo cui chi è già dipendente è automaticamente esonerato da qualsiasi contributo previdenziale sull’attività autonoma.
In particolare bisogna distinguere tra:
lavoratore dipendente + libero professionista in Gestione Separata INPS
e
lavoratore dipendente + imprenditore iscritto o potenzialmente iscrivibile alla Gestione Artigiani o Commercianti.
Nel primo caso la doppia contribuzione è generalmente prevista, anche se per chi è già coperto da altra previdenza obbligatoria l’aliquota della Gestione Separata è ridotta.
Nel secondo caso bisogna invece verificare se l’attività d’impresa viene svolta personalmente, con abitualità e prevalenza.
Vediamo come funzionano le regole nel 2026.
Posso essere contemporaneamente dipendente e avere una Partita IVA?
Sì, in linea generale.
Un lavoratore dipendente del settore privato può svolgere contemporaneamente un’attività autonoma con Partita IVA, purché vengano rispettati:
- gli obblighi contrattuali;
- l’obbligo di fedeltà verso il datore di lavoro;
- eventuali patti di non concorrenza;
- eventuali incompatibilità specifiche;
- le regole fiscali e previdenziali applicabili.
La questione previdenziale deve però essere analizzata separatamente.
Il fatto che il datore di lavoro versi già contributi sullo stipendio non rende automaticamente esenti i redditi prodotti con la Partita IVA.
Perché posso dover pagare contributi due volte?
Perché i contributi possono riguardare due attività lavorative differenti.
Ad esempio:
Attività 1: lavoro dipendente
→ contributi versati alla previdenza dei lavoratori subordinati.
Attività 2: libera professione
→ contributi alla Gestione Separata.
Non si tratta tecnicamente di pagare due volte i contributi sullo stesso stipendio.
Si tratta di assoggettare a contribuzione due diversi redditi derivanti da due attività diverse.
La giurisprudenza ha più volte affermato il principio secondo cui, quando due differenti attività sono entrambe soggette a tutela previdenziale, può verificarsi una pluralità di iscrizioni.
Dipendente + libero professionista: devo pagare la Gestione Separata?
Generalmente sì.
È il caso, ad esempio, di un lavoratore dipendente che apre una Partita IVA per svolgere attività come:
- consulente;
- copywriter;
- marketer;
- sviluppatore;
- designer;
- consulente aziendale;
- professionista digitale;
- formatore;
- altra libera professione senza Cassa previdenziale autonoma.
Se l’attività professionale è soggetta alla Gestione Separata INPS, il fatto di essere già dipendente non elimina l’obbligo contributivo.
L’INPS prevede infatti espressamente una specifica aliquota per i professionisti iscritti alla Gestione Separata che risultano già assicurati presso un’altra forma di previdenza obbligatoria.
Quanto paga di Gestione Separata un lavoratore dipendente nel 2026?
Nel 2026 bisogna distinguere due casi.
Professionista senza altra previdenza obbligatoria
L’aliquota complessiva è:
26,07%.
Professionista già assicurato presso altra previdenza obbligatoria
Per esempio perché contemporaneamente è lavoratore dipendente.
L’aliquota 2026 è:
24%.
L’INPS lo conferma nella circolare n. 8 del 3 febbraio 2026.
Quindi il lavoro dipendente produce un vantaggio contributivo:
26,07% → 24%.
Ma non determina normalmente:
24% → 0%.
Esempio: dipendente e consulente con Partita IVA
Supponiamo che Luca lavori come dipendente full-time e parallelamente svolga attività di consulenza in regime forfettario.
Incassa dalla Partita IVA:
20.000 euro.
Supponiamo che il suo coefficiente di redditività sia:
78%.
Il reddito forfettario sarà:
20.000 × 78% = 15.600 euro.
Essendo già coperto previdenzialmente come dipendente, ipotizzando l’applicazione dell’aliquota del 24%, i contributi della Gestione Separata saranno indicativamente:
15.600 × 24% = 3.744 euro.
Questi contributi derivano dall’attività professionale.
Sono distinti dai contributi che il datore di lavoro versa sullo stipendio.
Quindi essere dipendente full-time non elimina la Gestione Separata?
Esatto.
Questo è uno degli errori più frequenti.
L’orario del contratto di lavoro dipendente non elimina l’obbligo contributivo della Gestione Separata sul reddito professionale.
Puoi lavorare:
40 ore alla settimana come dipendente
e svolgere parallelamente una libera professione.
Se quella professione rientra nella Gestione Separata, il relativo reddito continua a essere soggetto a contribuzione.
La differenza è che, essendo già coperto da altra previdenza obbligatoria, nel 2026 si applica normalmente il 24%.
In Gestione Separata devo pagare contributi minimi se sono dipendente?
No, non esiste il contributo minimo fisso tipico della Gestione Artigiani e Commercianti.
Per il libero professionista della Gestione Separata il contributo viene calcolato sul reddito professionale effettivamente prodotto.
Questo significa che, se il reddito dell’attività professionale è molto basso, anche il contributo sarà proporzionalmente basso.
Il minimale indicato annualmente dall’INPS ha soprattutto rilevanza per l’accredito dell’intero anno contributivo e non funziona come il minimale fisso di artigiani e commercianti.
Se con la Partita IVA fatturo zero pago la Gestione Separata?
Se non produci reddito professionale imponibile, non nasce automaticamente un contributo minimo di migliaia di euro per il semplice fatto che la Partita IVA rimanga aperta.
Questo è uno dei principali elementi che differenziano:
Gestione Separata
da
Gestione Artigiani/Commercianti.
E se la Partita IVA riguarda un’attività commerciale?
Qui le regole cambiano.
Supponiamo che il lavoratore dipendente apra anche:
- un e-commerce;
- un negozio;
- un’attività commerciale;
- un’impresa di servizi;
- un’attività artigiana.
In questi casi può entrare in gioco la:
Gestione Commercianti
oppure la:
Gestione Artigiani.
E qui la presenza di un lavoro dipendente assume un significato diverso.
Dipendente e Gestione Commercianti: devo pagare due volte?
Non necessariamente.
Per essere obbligatoriamente iscritto alla Gestione Commercianti, l’INPS richiede che il soggetto:
- abbia i requisiti previsti per l’attività;
- partecipi personalmente al lavoro aziendale;
- svolga tale attività con carattere di abitualità e prevalenza.
È proprio il requisito della prevalenza che diventa particolarmente importante quando esiste contemporaneamente un lavoro dipendente.
Se una persona lavora stabilmente a tempo pieno per un datore di lavoro, può risultare difficile sostenere che l’attività commerciale svolta parallelamente costituisca il suo lavoro personale prevalente.
Ma è meglio evitare una formulazione troppo automatica.
Non è il semplice fatto di possedere un contratto con scritto “tempo indeterminato full-time” a creare, da solo e in qualsiasi circostanza, un’esenzione universale.
Bisogna verificare la situazione concreta e l’effettiva partecipazione all’impresa.
Quindi un dipendente full-time non paga mai la Gestione Commercianti?
È più corretto dire che il lavoro dipendente full-time rappresenta normalmente un elemento molto forte per escludere il requisito della prevalenza dell’attività commerciale, ma l’inquadramento va verificato sulla situazione effettiva.
L’INPS stabilisce infatti che per l’iscrizione alla Gestione Commercianti la partecipazione personale deve essere:
abituale e prevalente.
La valutazione deve quindi considerare concretamente:
- orario del lavoro dipendente;
- tempo dedicato all’impresa;
- mansioni svolte personalmente;
- organizzazione dell’attività;
- eventuali dipendenti e collaboratori;
- ruolo del titolare o socio;
- modalità con cui viene effettivamente gestita l’impresa.
Una risposta del tipo:
“Hai un contratto indeterminato, quindi non paghi INPS sull’attività commerciale”
è troppo generica.
Esempio: dipendente full-time con e-commerce
Marco lavora:
40 ore alla settimana come dipendente.
Apre parallelamente un piccolo e-commerce.
Il negozio online genera vendite ma viene gestito prevalentemente tramite automazioni e servizi esterni e Marco dedica all’attività poche ore settimanali.
In una situazione del genere il rapporto di lavoro dipendente full-time costituisce un elemento rilevante per valutare la mancanza del requisito di prevalenza personale richiesto per la Gestione Commercianti.
L’inquadramento previdenziale deve comunque essere comunicato e gestito correttamente in fase di apertura dell’attività.
Dipendente part-time e Gestione Commercianti
La situazione è molto meno automatica per chi lavora part-time.
Immaginiamo:
lavoro dipendente: 20 ore settimanali
e
attività commerciale: 30 ore settimanali.
In questo caso è molto più plausibile che l’attività autonoma presenti i requisiti di abitualità e prevalenza.
Di conseguenza può sorgere l’obbligo di iscrizione alla Gestione Commercianti.
Non esiste però una soglia universale del tipo:
part-time sotto 20 ore = INPS dovuta
oppure:
part-time sopra 20 ore = esonero.
La situazione deve essere analizzata concretamente.
Il contratto a tempo indeterminato è rilevante oppure conta il full-time?
È soprattutto l’effettiva prevalenza dell’attività ad avere rilievo per Artigiani e Commercianti.
Essere a tempo indeterminato non significa necessariamente essere full-time.
Puoi infatti avere:
tempo indeterminato full-time
oppure:
tempo indeterminato part-time.
Perciò la frase:
“Ho un indeterminato, quindi non pago l’INPS sulla Partita IVA”
non è sufficientemente precisa.
Bisogna conoscere:
tipo di attività autonoma + gestione previdenziale + orario e caratteristiche del rapporto subordinato.
Dipendente e Gestione Artigiani: come funziona?
Per gli artigiani valgono principi analoghi, anche se la specifica attività deve rispettare i requisiti previsti dalla disciplina dell’impresa artigiana.
L’INPS richiede, tra l’altro, che l’imprenditore artigiano:
- eserciti personalmente l’attività;
- svolga il proprio lavoro in maniera abituale;
- svolga il proprio lavoro manuale in modo prevalente;
- assuma responsabilità e rischi dell’impresa.
Anche in questo caso la presenza di un lavoro dipendente full-time può essere incompatibile, nella situazione concreta, con il requisito della prevalenza richiesto per l’attività artigiana.
Quanto costano Artigiani e Commercianti nel 2026?
Se invece l’iscrizione risulta effettivamente dovuta, nel 2026 esiste una contribuzione minima annuale.
Per il titolare adulto iscritto per l’intero anno:
Artigiani: 4.521,36 euro
Commercianti: 4.611,64 euro.
Gli importi comprendono anche il contributo per maternità.
Le aliquote 2026 sono:
24% per gli artigiani
e
24,48% per i commercianti.
Se il reddito supera il minimale, vengono inoltre calcolati i contributi sulla parte eccedente secondo le regole della relativa gestione.
Quindi un dipendente part-time può pagare oltre 4.500 euro di contributi?
Sì, se la sua attività autonoma presenta effettivamente i requisiti per l’iscrizione alla Gestione Artigiani o Commercianti.
È qui che la distinzione con la Gestione Separata diventa particolarmente importante.
Professionista + dipendente
Contributi proporzionali sul reddito professionale.
Commerciante/artigiano + dipendente con requisiti di iscrizione
Può entrare in gioco anche la contribuzione minima annuale.
Quindi due Partite IVA con lo stesso fatturato possono avere costi previdenziali molto diversi.
Tabella: quando si verifica la doppia contribuzione?
| Situazione | Contributi sull’attività autonoma |
|---|---|
| Dipendente full-time + professionista Gestione Separata | Sì, normalmente 24% nel 2026 |
| Dipendente part-time + professionista Gestione Separata | Sì, normalmente 24% nel 2026 |
| Dipendente full-time + attività commerciale | Dipende da abitualità e prevalenza |
| Dipendente part-time + attività commerciale | Da valutare; iscrizione possibile se sussistono i requisiti |
| Dipendente + impresa artigiana | Da verificare abitualità e prevalenza |
| Dipendente + professione con Cassa | Dipende dalle regole della specifica Cassa |
| Dipendente + attività senza reddito in Gestione Separata | Nessun contributo minimo fisso sul solo fatto di avere la P.IVA |
Posso chiedere un “esonero INPS” perché sono dipendente?
Bisogna fare attenzione al termine esonero.
Per la Gestione Separata non esiste un esonero generale derivante dal lavoro dipendente.
Si applica invece l’aliquota ridotta prevista per chi è già coperto da altra previdenza obbligatoria.
Per Artigiani e Commercianti il ragionamento è differente.
Se non ricorrono i requisiti di abitualità e prevalenza, può essere escluso lo stesso presupposto dell’iscrizione.
Quindi non sempre siamo davanti a:
“sono iscritto e chiedo lo sconto”.
In alcuni casi la questione corretta è:
“devo essere iscritto a questa gestione oppure no?”
Il datore di lavoro deve autorizzarmi ad aprire la Partita IVA?
Per il lavoratore dipendente privato non esiste un’unica autorizzazione fiscale necessaria semplicemente per aprire una Partita IVA.
Bisogna però rispettare gli obblighi previsti dal rapporto di lavoro.
In particolare è opportuno controllare:
- contratto individuale;
- CCNL;
- eventuali clausole di esclusiva;
- obbligo di fedeltà;
- eventuale patto di non concorrenza;
- utilizzo di informazioni riservate;
- conflitto di interessi.
Una situazione diversa riguarda il dipendente pubblico, per il quale esistono specifiche regole di incompatibilità e autorizzazione che devono essere valutate separatamente.
Posso essere dipendente e aderire al regime forfettario nel 2026?
Sì, ma bisogna verificare anche le cause fiscali di esclusione dal regime.
Per il 2026 è stato confermato il limite di:
35.000 euro
relativo ai redditi di lavoro dipendente e assimilati percepiti nell’anno precedente.
La soglia ordinaria di 30.000 euro è stata quindi elevata a 35.000 euro anche per il 2026.
La verifica di questa soglia non rileva se il rapporto di lavoro è cessato secondo le condizioni previste dalla normativa.
Questo requisito fiscale è completamente distinto dalla questione dei contributi INPS.
Esempio: dipendente con 32.000 euro e nuova Partita IVA
Supponiamo che nel 2025 un lavoratore abbia percepito:
32.000 euro di reddito da lavoro dipendente.
Nel 2026 apre una Partita IVA.
Per quanto riguarda la specifica soglia relativa al reddito da lavoro dipendente, si trova sotto il limite di 35.000 euro previsto per il 2026.
Bisognerà comunque verificare tutti gli altri requisiti del regime forfettario.
Sul fronte previdenziale, invece, bisogna individuare separatamente:
Gestione Separata?
Artigiani?
Commercianti?
Cassa professionale?
Il limite dei 35.000 euro non determina la gestione INPS.
Se guadagno più di 35.000 euro come dipendente perdo automaticamente la Partita IVA?
No.
La soglia riguarda la possibilità di applicare il regime forfettario, non la possibilità di possedere una Partita IVA.
Superare una causa ostativa al forfettario non significa necessariamente dover chiudere l’attività.
Potrebbe significare dover utilizzare un regime fiscale differente, se non ricorrono altre condizioni o eccezioni previste dalla legge.
Posso fatturare al mio datore di lavoro?
Qui esiste un’altra regola molto importante per il regime forfettario.
La normativa prevede una causa ostativa per chi esercita l’attività prevalentemente nei confronti:
- del proprio datore di lavoro;
- di soggetti che sono stati datori di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta;
- di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili a tali datori,
salvo specifiche eccezioni previste dalla legge.
Questa norma mira a distinguere una vera attività autonoma dalla trasformazione artificiale di un precedente rapporto di lavoro subordinato.
Quindi avere contemporaneamente:
stipendio + fatture
è possibile, ma occorre verificare anche a chi vengono emesse le fatture.
Dipendente e forfettario: stipendio e fatturato si sommano per il limite degli 85.000 euro?
No.
Il limite di ricavi o compensi del regime forfettario riguarda i ricavi e compensi dell’attività con Partita IVA.
Lo stipendio non viene sommato al fatturato per verificare quel limite.
Esiste però, come abbiamo visto, una separata causa ostativa collegata al reddito di lavoro dipendente, pari a 35.000 euro per il 2026.
Sono quindi due controlli distinti.
Esempio completo: dipendente + Partita IVA professionale
Anna è dipendente full-time e percepisce:
30.000 euro lordi annui.
Parallelamente svolge attività professionale in regime forfettario e incassa:
15.000 euro.
Supponiamo coefficiente:
78%.
Reddito forfettario:
15.000 × 78% = 11.700 euro.
Gestione Separata al 24%:
11.700 × 24% = 2.808 euro circa.
I contributi previdenziali obbligatori versati possono poi incidere sulla base imponibile dell’imposta sostitutiva secondo le regole del regime forfettario.
Anna versa quindi:
- contributi da lavoratrice dipendente tramite il proprio rapporto di lavoro;
- contributi Gestione Separata sul reddito della libera professione.
È un caso di doppia posizione previdenziale legittima.
Esempio completo: dipendente full-time + piccolo e-commerce
Paolo lavora 40 ore settimanali come dipendente.
Apre parallelamente un piccolo e-commerce.
In questo caso non bisogna applicare automaticamente il 24% della Gestione Separata, perché l’attività commerciale appartiene a un diverso sistema previdenziale.
Bisogna invece chiedersi:
Paolo partecipa personalmente all’attività commerciale con carattere abituale e prevalente?
L’INPS prevede espressamente questi requisiti per la Gestione Commercianti.
Se tali requisiti non sussistono, può non sorgere l’obbligo di iscrizione alla gestione.
Se invece sussistono, la contribuzione può diventare dovuta.
Esempio: dipendente part-time + negozio
Giulia lavora come dipendente:
16 ore settimanali.
Parallelamente gestisce personalmente un negozio per gran parte della settimana.
In questo caso l’attività commerciale può chiaramente assumere un peso abituale e prevalente.
Se ricorrono gli altri requisiti, può essere necessaria l’iscrizione alla Gestione Commercianti e quindi il versamento dei relativi contributi, compreso il minimale previsto.
La semplice presenza del contratto da dipendente non è sufficiente per escludere l’obbligo.
Se sono già iscritto all’INPS come dipendente, i contributi della Partita IVA sono inutili?
No.
Le contribuzioni appartengono a differenti posizioni assicurative e possono concorrere alla costruzione della futura prestazione pensionistica secondo le regole applicabili.
Esistono strumenti che consentono, in determinate condizioni, di valorizzare periodi contributivi maturati in gestioni differenti.
Non bisogna quindi considerare automaticamente la seconda contribuzione come denaro “perso”.
Allo stesso tempo, per una valutazione pensionistica concreta bisogna considerare:
- gestione previdenziale;
- anni di contribuzione;
- importi versati;
- eventuale sovrapposizione temporale;
- strumenti di cumulo o ricongiunzione applicabili.
Se sono dipendente posso usare la riduzione INPS del 35%?
La riduzione contributiva del 35% riguarda il regime previdenziale agevolato degli artigiani e commercianti forfettari.
Non riguarda la Gestione Separata.
Quindi un lavoratore dipendente che svolge una libera professione soggetta alla Gestione Separata non può semplicemente ridurre del 35% il proprio 24%.
La Gestione Separata applica già l’aliquota prevista per chi possiede altra copertura obbligatoria.
Se invece la persona deve effettivamente essere iscritta alla Gestione Artigiani o Commercianti e applica il forfettario, la specifica agevolazione contributiva può essere valutata secondo i requisiti previsti.
Devo comunicare all’INPS che sono lavoratore dipendente?
La posizione previdenziale deve essere impostata correttamente quando viene avviata l’attività.
Nel caso di un’impresa iscritta al Registro delle Imprese, gli adempimenti vengono normalmente gestiti tramite Comunicazione Unica.
La pratica contiene anche le informazioni rilevanti per gli obblighi previdenziali.
È importante indicare correttamente la presenza dell’attività lavorativa dipendente quando rilevante, evitando che venga aperta o mantenuta una posizione previdenziale non coerente con la situazione reale.
Ho ricevuto comunque i contributi fissi INPS: cosa faccio?
Può capitare che venga aperta una posizione Artigiani o Commercianti e vengano messi a disposizione gli F24 dei contributi minimi anche quando il contribuente ritiene di non possedere i requisiti per l’iscrizione.
In questo caso non è prudente ignorare semplicemente gli F24.
Bisogna verificare:
- quale iscrizione risulta negli archivi INPS;
- da quale data decorre;
- quali informazioni sono state comunicate con ComUnica;
- se risultava già il rapporto di lavoro dipendente;
- se sussistono effettivamente abitualità e prevalenza;
- se è necessario richiedere una rettifica o cancellazione della posizione.
Il problema va risolto sull’iscrizione previdenziale, non limitandosi a non pagare.
Come capire quale regola si applica?
Il percorso più semplice è questo.
1. Individua l’attività svolta con Partita IVA
Se è una libera professione senza Cassa:
Gestione Separata.
Se è un’impresa:
Artigiani o Commercianti da verificare.
Se è una professione ordinistica:
Cassa professionale da verificare.
2. Controlla il rapporto di lavoro dipendente
È:
- full-time?
- part-time?
- pubblico?
- privato?
- cessato?
3. Verifica i requisiti previdenziali
Per la Gestione Separata il lavoro dipendente determina normalmente l’aliquota ridotta, non l’esenzione.
Per Artigiani e Commercianti bisogna verificare abitualità e prevalenza.
4. Verifica separatamente il regime fiscale
Per il forfettario 2026 devi controllare anche:
- limite dei ricavi/compensi;
- reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente;
- rapporti con il datore di lavoro;
- altre cause di esclusione.
Fisco e previdenza sono due verifiche differenti.
Errori frequenti da evitare
Il primo è pensare:
“Sono già dipendente, quindi l’INPS è già pagata.”
Non è necessariamente vero.
Il secondo è confondere Gestione Separata e Gestione Commercianti.
Il terzo è credere che il termine “tempo indeterminato” sia sufficiente per determinare l’esonero.
Conta anche se il contratto è full-time o part-time e, soprattutto per Artigiani e Commercianti, l’effettiva prevalenza dell’attività.
Il quarto è applicare la contribuzione minima di circa 4.500 euro anche ai professionisti della Gestione Separata.
Il quinto è applicare il 24% della Gestione Separata a un’attività commerciale.
Il sesto è pensare che la soglia dei 35.000 euro del lavoro dipendente determini i contributi.
Quella è una regola fiscale per l’accesso al forfettario, non una regola previdenziale.
Dipendente e Partita IVA: cosa ricordare
La domanda:
“Sono dipendente: devo pagare due volte l’INPS?”
non ha una risposta unica.
Bisogna prima capire a quale gestione appartiene l’attività autonoma.
Se sei un libero professionista in Gestione Separata
I contributi sono normalmente dovuti anche se sei dipendente.
Nel 2026, per chi è già coperto da altra previdenza obbligatoria, l’aliquota è 24%.
Se sei artigiano o commerciante
L’iscrizione richiede che l’attività venga esercitata personalmente con carattere di abitualità e prevalenza.
Un lavoro dipendente full-time può essere quindi determinante nella valutazione, ma è preferibile verificare la posizione concreta anziché considerare il contratto una causa automatica di esenzione in qualsiasi situazione.
Se sei un professionista con Cassa
Bisogna applicare le regole della specifica Cassa professionale.
E infine, se vuoi utilizzare il regime forfettario nel 2026, devi verificare separatamente anche il limite di 35.000 euro di redditi di lavoro dipendente e assimilati dell’anno precedente, salvo le eccezioni previste.
Il percorso corretto è quindi:
attività autonoma → gestione previdenziale → lavoro dipendente → verifica della prevalenza → contributi → regime fiscale.
Domande frequenti
Ho un contratto a tempo indeterminato: posso aprire Partita IVA?
Sì, in linea generale, salvo incompatibilità, obblighi contrattuali o discipline specifiche. La posizione fiscale e previdenziale deve poi essere valutata in base all’attività.
Dipendente full-time e Gestione Separata: pago l’INPS?
Sì, normalmente. Nel 2026 il professionista già assicurato presso altra previdenza obbligatoria applica l’aliquota del 24%.
Dipendente full-time e commerciante: pago i contributi fissi?
Non si può rispondere solo guardando il contratto. Per l’iscrizione alla Gestione Commercianti l’INPS richiede partecipazione personale abituale e prevalente all’attività. Un lavoro subordinato full-time rappresenta un elemento molto rilevante nella valutazione.
Dipendente part-time e Partita IVA: pago l’INPS?
Se l’attività è professionale soggetta alla Gestione Separata, normalmente sì. Se è commerciale o artigiana bisogna verificare se l’attività autonoma possiede i requisiti di abitualità e prevalenza.
Quanto pago in Gestione Separata se sono dipendente?
Nel 2026 l’aliquota prevista per il professionista già assicurato presso un’altra forma previdenziale obbligatoria è 24%.
Quanto sono i contributi minimi commercianti nel 2026?
Per un titolare adulto iscritto per l’intero anno il contributo minimo è 4.611,64 euro. Per gli artigiani è 4.521,36 euro.
Se fatturo zero e sono in Gestione Separata devo pagare il minimo?
Non esiste il contributo minimo fisso tipico della Gestione Artigiani e Commercianti. I contributi professionali sono collegati al reddito prodotto.
Se sono dipendente posso aderire al forfettario?
Sì, se vengono rispettati tutti i requisiti. Per il 2026 la soglia relativa ai redditi di lavoro dipendente e assimilati dell’anno precedente è 35.000 euro, salvo le eccezioni previste quando il rapporto è cessato.
Lo stipendio si somma agli 85.000 euro del forfettario?
No. Il limite dei ricavi o compensi riguarda l’attività con Partita IVA. Esiste però separatamente la soglia relativa al reddito da lavoro dipendente.
Posso fatturare al mio datore di lavoro?
Bisogna prestare attenzione alla specifica causa ostativa del forfettario relativa all’attività esercitata prevalentemente verso il datore di lavoro attuale o i datori dei due precedenti periodi d’imposta e soggetti a essi riconducibili.
Sono dipendente e ho un e-commerce: Gestione Separata o Commercianti?
Un normale e-commerce svolto come impresa non viene inquadrato automaticamente nella Gestione Separata. Va verificata la Gestione Commercianti e, soprattutto in presenza di lavoro dipendente, la sussistenza dei requisiti di abitualità e prevalenza.
Posso avere contemporaneamente contributi da dipendente e Gestione Separata?
Sì. Le due contribuzioni riguardano attività e redditi differenti.



