Qual è il codice ATECO corretto per un farmacista che lavora con Partita IVA?
La prima cosa da sapere è che non esiste un codice ATECO riservato esclusivamente al farmacista libero professionista.
Con la classificazione ATECO 2025, utilizzata anche nel 2026, nella prassi ENPAF vengono indicati principalmente due codici generici:
74.99.99 – Tutte le altre attività varie professionali, scientifiche e tecniche n.c.a.
e
86.99.09 – Altre attività varie per la salute umana n.c.a.
La scelta tra i due dipende dalla prestazione concretamente svolta.
Un farmacista che vende la propria competenza professionale non deve invece utilizzare automaticamente i codici della classe 47.73, perché questi identificano il commercio al dettaglio di prodotti farmaceutici e riguardano quindi la farmacia o la parafarmacia intese come attività commerciali.
Questa distinzione è fondamentale perché può cambiare:
codice ATECO → natura dell’attività → Camera di Commercio → coefficiente forfettario → adempimenti.
Vediamo quindi quale codice utilizzare, quanto si paga di ENPAF e come funziona una Partita IVA da farmacista nel 2026.
Esiste un codice ATECO specifico per il farmacista libero professionista?
No.
L’ENPAF ha storicamente chiarito che per l’attività professionale esercitata con Partita IVA non è previsto un codice specificamente denominato “farmacista libero professionista”.
Con il passaggio ad ATECO 2025, gli Ordini dei Farmacisti che riportano la prassi dell’Ente indicano principalmente:
| Codice | Descrizione |
|---|---|
| 74.99.99 | Tutte le altre attività varie professionali, scientifiche e tecniche n.c.a. |
| 86.99.09 | Altre attività varie per la salute umana n.c.a. |
ATECO 2025 è entrata in vigore il 1° gennaio 2025 ed è utilizzata operativamente dal 1° aprile 2025. L’aggiornamento 2026 non ha modificato struttura e descrizioni della classificazione, ma soltanto le tavole di raccordo con la precedente versione.
Quando usare ATECO 86.99.09?
Il codice:
86.99.09 – Altre attività varie per la salute umana n.c.a.
appartiene alla divisione dedicata alle attività per la salute umana.
ISTAT lo colloca nella classe 86.99, dedicata alle attività sanitarie che non trovano una classificazione più specifica.
Per un farmacista può quindi essere particolarmente coerente quando la prestazione autonoma ha una natura chiaramente collegata alla salute e alle competenze professionali sanitarie.
Può essere il caso, a seconda dell’attività concretamente esercitata, di prestazioni professionali legate all’ambito sanitario o farmaceutico che non configurano vendita al dettaglio di medicinali.
Non bisogna però scegliere il codice soltanto perché il farmacista è, per definizione, un professionista sanitario.
Conta che cosa viene fatturato al cliente.
Quando usare ATECO 74.99.99?
Il codice:
74.99.99 – Tutte le altre attività varie professionali, scientifiche e tecniche n.c.a.
è invece una voce residuale nell’ambito delle attività professionali, scientifiche e tecniche.
ISTAT comprende in questa categoria varie consulenze tecniche e attività professionali non classificate più precisamente altrove.
Può quindi essere coerente quando il farmacista svolge un’attività prevalentemente:
professionale, scientifica, tecnica, informativa o consulenziale,
che non assume direttamente le caratteristiche di una prestazione sanitaria per la salute umana.
Anche qui, però, il codice è residuale.
Se la prestazione trova una classificazione ATECO più precisa, va verificata prima quella.
74.99.99 o 86.99.09: quale scegliere?
La domanda da porsi non dovrebbe essere:
“Quale dei due codici conviene fiscalmente di più?”
ma:
“Che cosa sto realmente vendendo al mio cliente?”
Se la prestazione ha carattere principalmente sanitario, il 86.99.09 può essere maggiormente coerente.
Se invece si tratta di attività professionale, scientifica o tecnica non direttamente classificabile come servizio sanitario, può essere valutato il 74.99.99.
La prassi riportata dall’Ordine dei Farmacisti di Bologna conferma entrambi come codici ATECO 2025 generalmente riconducibili all’attività professionale del farmacista.
Il vecchio codice ATECO del farmacista è ancora valido?
Online è ancora possibile trovare indicazioni come:
74.90.93, 74.90.99, 86.90.29 oppure 86.90.42.
Si tratta di codificazioni della precedente classificazione.
Con ATECO 2025, la prassi aggiornata riconduce questi riferimenti principalmente ai nuovi:
74.99.99
e
86.99.09.
Per una nuova apertura nel 2026 è quindi necessario utilizzare la classificazione vigente.
Attenzione: 47.73.10 non è il codice del farmacista freelance
Questo è probabilmente l’errore più frequente.
Il codice:
47.73.10 – Commercio al dettaglio di medicinali soggetti a prescrizione medica
non identifica genericamente la professione del farmacista.
Identifica una attività commerciale.
ATECO 2025 specifica infatti che il codice riguarda il commercio al dettaglio di medicinali soggetti a prescrizione e che in questa categoria rientrano sia le farmacie sia eventuali farmacisti indipendenti quando svolgono proprio tale attività di vendita al dettaglio.
Se invece vieni pagato da una farmacia per:
la tua prestazione professionale
non stai necessariamente vendendo medicinali al dettaglio in proprio.
Sono due attività differenti.
Qual è il codice ATECO di una farmacia?
ATECO 2025 colloca il commercio di prodotti farmaceutici nella classe:
47.73 – Commercio al dettaglio di prodotti farmaceutici.
Al suo interno troviamo, tra gli altri:
47.73.10 – Commercio al dettaglio di medicinali soggetti a prescrizione medica
e
47.73.90 – Commercio al dettaglio di altri prodotti farmaceutici.
ISTAT precisa inoltre che le parafarmacie sono classificate nel 47.73.90.
Questi codici riguardano un’attività commerciale e non devono essere confusi con il farmacista che opera come libero professionista.
Farmacista libero professionista e titolare di farmacia: differenze
Le due situazioni possono essere riassunte così:
| Farmacista libero professionista | Farmacia / parafarmacia |
|---|---|
| Vende una prestazione professionale | Vende prodotti farmaceutici |
| ATECO 74.99.99 o 86.99.09 da verificare | Classe ATECO 47.73 |
| Attività professionale | Attività d’impresa |
| Camera di Commercio normalmente non necessaria per la sola libera professione | Registro Imprese necessario per l’attività commerciale |
| Coefficiente forfettario normalmente 78% | Coefficiente commerciale normalmente 40%, quando applicabile |
| Previdenza ENPAF | ENPAF del farmacista + disciplina dell’impresa |
Il fatto che in entrambi i casi il soggetto sia farmacista non rende identici i due inquadramenti.
Quando un farmacista deve aprire Partita IVA?
La Partita IVA diventa necessaria quando l’attività autonoma viene svolta con carattere abituale.
È il caso, ad esempio, del farmacista che svolge regolarmente collaborazioni professionali per una o più farmacie e fattura le proprie prestazioni.
La Partita IVA può essere rilevante anche per attività:
di consulenza, formazione professionale, collaborazione scientifica, informazione sul farmaco o altre attività autonome riconducibili alle competenze del farmacista.
L’ENPAF considera attività professionali, tra le altre, quelle connesse alla preparazione, controllo, conservazione e distribuzione dei medicinali e alla diffusione di informazioni e consigli nel settore dei farmaci.
La valutazione va comunque effettuata sull’attività concreta.
Farmacista “gettonista”: quale codice ATECO?
Con il termine farmacista gettonista si indica spesso il professionista che svolge turni o sostituzioni presso farmacie differenti e fattura le proprie prestazioni.
Il termine “gettonista”, però, non corrisponde a un codice ATECO.
Se l’attività viene svolta realmente come lavoro autonomo, bisogna individuare il codice professionale coerente, generalmente nell’ambito dei codici richiamati dalla prassi ENPAF.
C’è però un aspetto ulteriore.
Avere Partita IVA non rende automaticamente autonoma una collaborazione.
Se nella realtà il farmacista:
opera stabilmente per un’unica struttura, segue orari rigidamente imposti, è sottoposto al potere direttivo e organizzativo del committente e lavora con modalità analoghe a quelle di un dipendente,
bisogna verificare se la forma contrattuale rispecchi realmente il modo in cui viene svolto il rapporto.
La questione è diversa dalla semplice scelta del codice ATECO.
Serve l’iscrizione all’Albo?
Per l’esercizio della professione di farmacista resta centrale l’iscrizione all’Albo professionale.
L’Albo nazionale è costituito dagli Albi tenuti e aggiornati dai singoli Ordini territoriali.
La Partita IVA non sostituisce l’iscrizione professionale.
Il percorso è quindi:
titolo e abilitazione → Albo → ENPAF → eventuale Partita IVA per l’attività autonoma.
L’iscrizione all’Albo comporta anche l’ENPAF?
L’ENPAF è l’ente previdenziale di riferimento della categoria.
La posizione contributiva è strettamente collegata all’iscrizione professionale e segue le regole stabilite dal relativo regolamento.
Una caratteristica importante dell’ENPAF è che la contribuzione non funziona come la Gestione Separata INPS, nella quale il professionista versa normalmente una percentuale del reddito.
Per il farmacista la contribuzione ENPAF è basata su quote annuali, con possibilità di riduzione o solidarietà soltanto quando sussistono specifiche condizioni.
Quanto costa l’ENPAF nel 2026?
Nel 2026 la quota contributiva intera è pari complessivamente a:
5.430 euro.
È composta da:
| Componente | Importo 2026 |
|---|---|
| Contributo previdenziale | 5.388 € |
| Assistenza | 31 € |
| Maternità | 11 € |
| Totale quota intera | 5.430 € |
Gli importi comunicati dagli Ordini dei Farmacisti riportano inoltre le seguenti contribuzioni ridotte:
| Contribuzione | Totale 2026 |
|---|---|
| Intera | 5.430 € |
| Riduzione 33,33% | 3.634 € |
| Riduzione 50% | 2.736 € |
| Riduzione 85% | 850 € |
| Solidarietà 3% | 204 € |
| Solidarietà 1% | 96 € |
Sono inoltre previste, su base volontaria, contribuzioni doppie e triple.
Il farmacista con Partita IVA può chiedere la riduzione ENPAF?
Non automaticamente.
Questo è un punto fondamentale.
L’esercizio professionale come libero professionista con Partita IVA, quando non esiste un’ulteriore previdenza obbligatoria collegata all’attività, comporta normalmente il versamento della quota ENPAF intera.
La prassi degli Ordini che richiama le indicazioni ENPAF afferma espressamente che la libera professione con Partita IVA comporta la contribuzione intera proprio perché non esiste, per quell’attività, un’altra previdenza obbligatoria.
Le riduzioni sono collegate invece a specifiche condizioni previste dal regolamento.
Quando si può ottenere una riduzione ENPAF?
Il regolamento ENPAF prevede, in determinate condizioni, riduzioni del:
33,33%, 50% oppure 85%.
Per esempio, può assumere rilievo la presenza di un’altra previdenza obbligatoria derivante dall’esercizio dell’attività professionale come lavoratore dipendente.
Il regolamento richiede inoltre specifici requisiti temporali e una domanda presentata entro i termini stabiliti.
Quindi non è corretto dire:
“Ho il regime forfettario, quindi posso ridurre l’ENPAF.”
Il regime forfettario non determina la riduzione contributiva.
Farmacista dipendente + Partita IVA: quanto paga di ENPAF?
Questo è uno dei casi più interessanti.
Supponiamo che il farmacista:
lavori come dipendente in una farmacia
e contemporaneamente:
svolga alcune attività libero-professionali con Partita IVA.
La presenza della copertura previdenziale collegata al rapporto dipendente può permettere, quando vengono rispettati tutti i requisiti ENPAF, di accedere alle forme di contribuzione ridotta.
Gli Ordini riportano, ad esempio, la possibilità di richiedere una riduzione dell’85% per chi svolge contemporaneamente attività professionale in regime di lavoro dipendente, nel rispetto dei requisiti temporali previsti.
La situazione va però verificata individualmente e la riduzione deve essere richiesta nei termini.
Qual è il coefficiente di redditività del farmacista forfettario?
Per i codici professionali:
74.99.99
e
86.99.09
il coefficiente di redditività del regime forfettario è:
78%.
La tabella del regime forfettario attribuisce infatti il coefficiente del 78% alle attività professionali, scientifiche, tecniche e sanitarie delle divisioni che comprendono sia il 74 sia l’86.
Questo significa che il reddito non viene calcolato sottraendo tutte le spese reali.
Si applica invece:
compensi × 78%.
Esempio con 30.000 euro di compensi
Supponiamo che un farmacista libero professionista incassi:
30.000 euro.
Il reddito forfettario lordo sarà:
30.000 × 78% = 23.400 euro.
Il restante:
22%
rappresenta la quota di costi riconosciuta forfettariamente.
Da 23.400 euro bisogna poi sottrarre gli eventuali contributi previdenziali obbligatori deducibili effettivamente versati.
Quanto paga un farmacista forfettario con ENPAF intera?
Facciamo un esempio semplificato utilizzando la quota ENPAF 2026 di 5.430 euro.
Compensi:
30.000 euro
Reddito forfettario:
30.000 × 78% = 23.400 euro
Contributi ENPAF dell’esempio:
5.430 euro
Base imponibile fiscale:
23.400 − 5.430 = 17.970 euro
Imposta sostitutiva al 15%:
17.970 × 15% = 2.695,50 euro
Se invece ricorrono tutti i requisiti per l’aliquota agevolata del 5%:
17.970 × 5% = 898,50 euro
Il totale teorico tra ENPAF e imposta sarebbe quindi:
8.125,50 euro con imposta al 15%
oppure:
6.328,50 euro con imposta al 5%.
È una simulazione semplificata, ma mostra un aspetto importante:
per un farmacista freelance l’ENPAF può pesare molto soprattutto nei primi anni o con compensi bassi, perché la quota intera non cresce semplicemente in percentuale al fatturato.
E se fatturo solo 10.000 euro?
Applicando il coefficiente del 78%:
10.000 × 78% = 7.800 euro.
Se il farmacista fosse tenuto alla quota ENPAF intera di 5.430 euro, la contribuzione previdenziale avrebbe un peso molto elevato rispetto ai compensi.
È proprio per questo che, prima di aprire una Partita IVA, è importante non calcolare soltanto:
5% o 15% di tasse.
Per un professionista ordinistico la previdenza può incidere molto più dell’imposta sostitutiva.
Posso scaricare le spese nel regime forfettario?
Non normalmente una per una.
Con il coefficiente di redditività del 78%, il regime considera già implicitamente un 22% di costi.
Non vengono quindi normalmente sottratti in modo analitico:
assicurazione professionale, auto, carburante, telefono, computer, corsi, trasferte o commercialista.
I contributi previdenziali obbligatori, invece, seguono una disciplina specifica e possono essere dedotti dal reddito forfettario quando ne ricorrono i requisiti.
L’Agenzia conferma nel quadro LM di Redditi PF 2026 il trattamento dei contributi previdenziali dei professionisti soggetti a Cassa.
Farmacista forfettario: imposta al 5% o al 15%?
L’aliquota ordinaria del regime forfettario è:
15%.
Può scendere al:
5% per i primi cinque periodi d’imposta
quando vengono rispettate tutte le condizioni previste per la nuova attività.
Non basta quindi essere un farmacista che apre per la prima volta una Partita IVA.
Bisogna verificare, tra gli altri elementi, la reale novità dell’attività e la continuità rispetto a eventuali precedenti rapporti professionali o di lavoro.
Farmacista dipendente che fattura alla stessa farmacia: attenzione
Immaginiamo che un farmacista sia stato dipendente di una farmacia e successivamente apra Partita IVA continuando a lavorare prevalentemente per quella stessa struttura.
In questo scenario bisogna verificare almeno due aspetti distinti:
la reale natura autonoma del rapporto
e
le cause ostative del regime forfettario collegate ai rapporti con attuali o precedenti datori di lavoro.
Non basta quindi sostituire:
busta paga → fattura
per ottenere automaticamente un rapporto di lavoro autonomo fiscalmente e contrattualmente corretto.
Serve la Camera di Commercio?
Per il farmacista che svolge esclusivamente attività libero-professionale, normalmente non siamo davanti a un’impresa commerciale da iscrivere automaticamente al Registro delle Imprese.
L’apertura fiscale viene quindi gestita come attività professionale.
La situazione cambia se il farmacista esercita invece un’attività d’impresa, per esempio come titolare di:
farmacia o parafarmacia.
In quel caso entrano in gioco Registro delle Imprese, Camera di Commercio e gli ulteriori adempimenti previsti per l’attività commerciale.
Devo iscrivermi alla Gestione Separata INPS?
Per la normale libera professione farmaceutica il riferimento previdenziale è ENPAF, non la Gestione Separata utilizzata da molte professioni prive di una propria Cassa.
La presenza di ulteriori attività o rapporti lavorativi può naturalmente rendere necessario verificare altre posizioni previdenziali.
Ma non bisogna impostare automaticamente una Partita IVA da farmacista come:
codice professionale + Gestione Separata INPS.
La categoria dispone di un proprio ente previdenziale.
Il farmacista applica una rivalsa previdenziale in fattura?
La contribuzione ENPAF non funziona come la rivalsa facoltativa del 4% prevista per alcuni professionisti della Gestione Separata.
Il costo previdenziale ENPAF viene determinato secondo le quote e le regole dell’Ente.
Di conseguenza non bisogna costruire automaticamente la fattura del farmacista prendendo come modello quella di un professionista iscritto alla Gestione Separata.
Come fattura un farmacista in regime forfettario?
Nel regime forfettario il professionista applica le regole proprie del regime.
La fattura elettronica deve indicare correttamente:
compenso, natura dell’operazione, eventuale bollo e tutte le altre informazioni richieste.
Il tema diventa più delicato quando si cerca di stabilire se una specifica prestazione sia o meno sanitaria.
Tutte le prestazioni del farmacista sono esenti IVA?
No.
Essere un professionista sanitario non rende automaticamente sanitaria ed esente qualsiasi prestazione fatturata.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’esenzione delle prestazioni sanitarie richiede due elementi:
natura della prestazione
e
qualifica professionale del soggetto che la rende.
La prestazione deve avere finalità riconducibili a diagnosi, cura o riabilitazione ed essere resa da un soggetto professionalmente abilitato. Se manca uno dei due requisiti, l’esenzione non opera.
Quindi una:
prestazione sanitaria
non deve essere trattata automaticamente allo stesso modo di:
consulenza aziendale, formazione, attività commerciale o attività scientifica non terapeutica.
Nel forfettario la questione IVA assume caratteristiche specifiche, ma classificare correttamente la prestazione resta importante, anche in vista di un eventuale passaggio al regime ordinario.
E il Sistema Tessera Sanitaria?
Anche qui bisogna evitare automatismi.
Non qualsiasi fattura emessa da un farmacista deve essere trattata come una spesa sanitaria del paziente.
Il Sistema Tessera Sanitaria raccoglie i dati delle spese sanitarie trasmesse dai soggetti obbligati, comprese farmacie, parafarmacie e numerosi professionisti e strutture sanitarie.
L’obbligo concreto dipende però dalla:
prestazione resa, soggetto che la rende, destinatario e normativa applicabile.
Una consulenza scientifica fatturata a un’azienda farmaceutica, per esempio, non deve essere trattata automaticamente come una prestazione sanitaria resa a un paziente.
Farmacista freelance o farmacia: confronto rapido
| Aspetto | Farmacista freelance | Farmacia/parafarmacia |
|---|---|---|
| Tipo attività | Professionale | Commerciale |
| ATECO | 74.99.99 / 86.99.09 da verificare | Classe 47.73 |
| Coefficiente forfettario | 78% | Normalmente area commercio 40%, se applicabile |
| ENPAF | Sì | Sì per il farmacista |
| Camera Commercio | Non automaticamente | Sì per l’impresa |
| Gestione Separata | Non è la previdenza ordinaria della professione | Non è il riferimento principale del farmacista |
| Tipologia ricavo | Compenso professionale | Ricavo commerciale |
| Natura IVA | Dipende dalla prestazione/regime | Dipende dalle operazioni commerciali |
Quanto costa aprire Partita IVA come farmacista?
L’apertura della Partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate non implica di per sé una tassa di apertura.
I costi reali della professione possono però includere:
ENPAF, quota dell’Ordine, assicurazione professionale, consulenza fiscale, software di fatturazione e formazione obbligatoria o professionale.
Il costo maggiormente prevedibile è proprio quello previdenziale.
Nel 2026 la quota ENPAF intera è pari a 5.430 euro.
Per questo una corretta simulazione economica dovrebbe essere effettuata prima di concordare con una farmacia la tariffa oraria o giornaliera del professionista.
Quanto dovrebbe fatturare un farmacista freelance per coprire l’ENPAF?
Facciamo un semplice esempio gestionale.
Se un farmacista paga:
5.430 euro di ENPAF
e fattura:
15.000 euro
solo la contribuzione ENPAF rappresenta oltre un terzo del fatturato lordo.
Aumentando i compensi, il peso percentuale della quota fissa diminuisce.
Questo è un aspetto fondamentale quando si concorda il compenso con una farmacia.
Una tariffa apparentemente interessante come lavoratore dipendente può essere molto meno conveniente come libero professionista se il confronto viene fatto senza includere:
previdenza + imposta + ferie non pagate + malattia + assicurazione + tempi non fatturabili.
Quando si pagano i contributi ENPAF nel 2026?
Per il 2026 gli avvisi vengono gestiti attraverso i sistemi indicati dall’Ente e dagli Ordini.
Per la contribuzione ordinaria sono previste rate con scadenze:
31 marzo, 30 aprile e 30 settembre 2026.
Sono previste modalità differenti per alcune contribuzioni particolari e per chi versa esclusivamente il contributo di solidarietà.
È quindi utile accantonare durante l’anno una quota degli incassi per evitare di concentrare tutto il costo contributivo al momento delle scadenze.
Errori frequenti con la Partita IVA da farmacista
L’errore più comune è utilizzare 47.73.10 soltanto perché la persona è farmacista.
Il secondo è considerare 74.99.99 e 86.99.09 intercambiabili senza analizzare la prestazione effettiva.
Il terzo è applicare automaticamente la Gestione Separata INPS a una professione che ha invece ENPAF.
Il quarto è pensare che il regime forfettario comporti una riduzione automatica dei contributi ENPAF.
Il quinto è valutare la convenienza del freelance guardando soltanto il 5% o il 15% di imposta e ignorando la quota ENPAF.
Il sesto è considerare qualunque prestazione del farmacista automaticamente sanitaria ed esente IVA.
Il settimo è utilizzare la Partita IVA per un rapporto che, nelle modalità concrete, conserva le caratteristiche sostanziali di un rapporto subordinato.
Codice ATECO farmacista: cosa ricordare
Nel 2026 non esiste un unico codice ATECO denominato “farmacista libero professionista”.
La prassi ENPAF aggiornata alla classificazione ATECO 2025 individua principalmente:
74.99.99 – Tutte le altre attività varie professionali, scientifiche e tecniche n.c.a.
e
86.99.09 – Altre attività varie per la salute umana n.c.a.
La scelta dipende dalla prestazione realmente svolta.
Se invece il farmacista gestisce una vera attività di vendita al dettaglio di medicinali, bisogna guardare alla classe 47.73, che include il 47.73.10 per medicinali soggetti a prescrizione e il 47.73.90 per altri prodotti farmaceutici, comprendendo anche le parafarmacie.
Nel regime forfettario, i codici professionali 74 e 86 rientrano nell’area con coefficiente di redditività del 78%.
Sul piano previdenziale il farmacista fa riferimento all’ENPAF. Nel 2026 la quota intera ammonta complessivamente a 5.430 euro, mentre eventuali riduzioni dipendono dalle specifiche condizioni previste dal regolamento e non dal semplice fatto di essere forfettari.
Il percorso corretto è quindi:
prestazione svolta → codice ATECO → attività professionale o commerciale → ENPAF → eventuale Camera di Commercio → regime fiscale → fatturazione.
Domande frequenti
Qual è il codice ATECO del farmacista libero professionista nel 2026?
Non esiste un codice esclusivo. I riferimenti generici indicati nella prassi ENPAF aggiornata ad ATECO 2025 sono principalmente 74.99.99 e 86.99.09, da scegliere in base all’attività concretamente svolta.
Il codice 86.99.09 va bene per un farmacista?
Può essere coerente quando la prestazione rientra nelle attività per la salute umana non classificate più specificamente altrove. La scelta deve comunque riflettere la prestazione concreta.
Il codice 74.99.99 va bene per un farmacista?
Può essere utilizzato per determinate attività professionali, scientifiche o tecniche residuali e rientra tra i codici richiamati dalla prassi ENPAF per l’attività professionale.
Posso usare 47.73.10 se lavoro come farmacista freelance?
Non automaticamente. Il codice identifica il commercio al dettaglio di medicinali soggetti a prescrizione, quindi un’attività commerciale.
Qual è il codice ATECO di una parafarmacia?
ATECO 2025 include le attività delle parafarmacie nel 47.73.90 – Commercio al dettaglio di altri prodotti farmaceutici.
Qual è il coefficiente del farmacista forfettario?
Per i codici professionali 74.99.99 e 86.99.09 il coefficiente è 78%.
Quanto paga di ENPAF un farmacista nel 2026?
La contribuzione intera è 5.430 euro, composta da 5.388 euro di previdenza, 31 euro di assistenza e 11 euro di maternità.
Il farmacista con Partita IVA può pagare ENPAF ridotta?
Solo quando ricorrono le condizioni previste dal regolamento. La semplice attività libero-professionale con Partita IVA non dà automaticamente diritto a una riduzione.
Un farmacista dipendente che apre Partita IVA può avere la riduzione?
La presenza di un rapporto di lavoro dipendente con altra previdenza obbligatoria può consentire, in presenza dei requisiti ENPAF e per il periodo richiesto, l’accesso alle contribuzioni ridotte. La posizione va verificata individualmente.
Il farmacista deve pagare anche la Gestione Separata INPS?
Non per la normale libera professione farmaceutica, per la quale il riferimento previdenziale è ENPAF. Altre attività o rapporti possono richiedere valutazioni separate.
Il farmacista libero professionista deve iscriversi alla Camera di Commercio?
Non normalmente per la sola attività professionale. La situazione cambia quando viene svolta un’attività d’impresa, come la gestione commerciale di una farmacia o parafarmacia.
Tutte le prestazioni di un farmacista sono esenti IVA?
No. L’esenzione sanitaria dipende sia dalla natura della prestazione sia dalla qualifica del prestatore. Non qualunque consulenza o servizio svolto da un farmacista è automaticamente una prestazione sanitaria esente.
Quanto è il reddito forfettario con 30.000 euro di compensi?
Con coefficiente del 78%:
30.000 × 78% = 23.400 euro
prima della deduzione degli eventuali contributi previdenziali obbligatori.



